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Art. 8 D.Lgs. 102/2014: da obbliogo a opportunità

Ho sempre personalmente temuto che il passaggio da un sistema di totale volontarietà a un contesto in cui l’efficienza energetica sarebbe diventata “obbligatoria” per legge potesse creare le classiche scappatoie all'”italiana”.

Nei diversi SGE (sistema di gestione dell’energia ISO 50001) che ho conosciuto (come consulente o auditor) ho però sempre avuto conferma dei grandi benefici che questi sistemi POSSONO portare all’impresa se implementati EFFICACEMENTE e non sulla “carta”.

Nel caso in cui i soggetti obbligati secondo l’art. 8 vogliano soddisfare questo obbligo nel modo migliore, al posto della diagnosi energetica, il consiglio è di implementare un SGE.

Quanto costa? A volte poco o nulla.

E’ uscito il D. Lgs. 102 – recepimento della Dir. 27/2012/UE – qualche chiarimento

Come saprete ormai tutti, è finalmente in vigore il decreto che recepisce in Italia la dir. 27/2012/UE destinata a dare nuovo impulso al raggiungimento dell’ultimo obiettivo del pacchetto 20-20-20 rimasto decisamente indietro… (relativo alla riduzione del consumo energetico del 20%).

In queste prime settimane abbiamo avuto modo di leggere più volte il testo e di condividere i passaggi più importanti (es. art. 8) ma, purtroppo, ci sono molti punti poco chiari.

In attesa di nuove da chi di competenza, condivido qualche definizione che credo serva a capire la portata di questo decreto. Partiamo con i soggetti obbligati dell’art. 8:

A) Grande Impresa. Impresa che occupa piu’ di 250 persone E il cui fatturato annuo supera i 50 M€ O il cui totale di bilancio (attivo stato patrimoniale) annuo supera i 43 M€. Queste imprese rientrano nell’articolo 8, comma 1 del 102/14 SE E SOLTANTO SE NON SONO Imprese a forte consumo di energia e, in tale ipotesi, NON sono soggette all’obbligo di diagnosi se hanno implementato un SGA conforme a ISO 14001 con diagnosi energetica o un SGE conforme a ISO  50001.

B) Impresa a forte consumo di energia. Questo è un insieme più vasto degli energivori elettrici. Comprende anche le Grandi Imprese se rispettano i parametri. Sono le imprese per le quali, nell’annualità di riferimento, si sono verificate entrambe le seguenti condizioni:

– abbiano utilizzato, per lo svolgimento della propria attività, almeno 2,4 GWh di energia elettrica oppure almeno 2,4 GWh di energia diversa dall’elettrica;
– il rapporto tra il costo effettivo del quantitativo complessivo dell’energia utilizzata per lo svolgimento della propria attività e il valore del fatturato non sia risultato inferiore al 3%

Queste Imprese NON sono soggette all’obbligo di diagnosi  (art. 8, comma 3 del decreto) SE E SOLTANTO SE hanno implementato un SGE conforme a ISO  50001.

C)  Imprese a forte consumo di energia ELETTRICA. Questo è un sottoinsieme delle imprese al punto B). Sono le imprese per le quali, nell’annualità di riferimento, si sono verificate le seguenti 3 condizioni:

– abbiano utilizzato, per lo svolgimento della propria attività, almeno 2,4 GWh di SOLA energia elettrica;
– il rapporto tra il costo effettivo del quantitativo complessivo dell’energia elettrica utilizzata per lo svolgimento della propria attività e il valore del fatturato non sia risultato inferiore al 2%;
– codice ATECO prevalente relativo ad attività manifatturiere (codici da 10.xx.xx a 33.xx.xx).

Queste Imprese NON sono soggette all’obbligo di diagnosi  (art. 8, comma 3 del decreto 102/14) SE E SOLTANTO SE hanno implementato un SGE conforme a ISO  50001.

 



 

Nuova edizione 11352 – 2° approfondimento

Dopo l’entrata in vigore il 17/04/2014 della UNI CEI 11352:2014, in sostituzione della prima edizione 11352:2010, vediamo qualche altro spunto di approfondimento:

qualificazione dei fornitori: è utile ricordare che il d.lgs 115/08, all’art. 16 richiede, allo scopo di promuovere un processo di incremento della qualità e competenza tecnica, un’apposita norma tecnica per le ESCo. Più recentemente il DMSE 28/12/2012, all’art. 7 ha anticipato  l’obbligo di certificazione delle ESCo ai fini della partecipazione al meccanismo dei TEE, obbligo ora dichiarato nella bozza di decreto di recepimento della dir. 2012/27/UE (EED) in discussione in queste settimane al Senato che impone la qualifica agli operatori (ESCo ed EGE) decorsi 24 mesi dall’entrata in vigore del d.lgs. per partecipare al meccanismo.

esigenze della nuova edizione: l’aggiornamento della norma è stato giustificato dalla necessità di stralciare il capitolo dei servizi di miglioramento dell’efficienza energetica alla UNI CEI EN 15900 e approfondire meglio la verifica dei requisiti per gli audit interni ed esterni (in attesa del regolamento specifico da parte di Accredia).

le novità della norma, già anticipate nel post del 27/04 sono:

  •  capacità di svolgere le attività obbligatorie e non solo di poterle offrire (es. diagnosi energetica, analisi di fattibilità, progettazione e realizzazione degli interventi, ecc.)
  • disponibilità dei dati raccolti al cliente anche per un’eventuale approfondimento futuro con altro fornitore
  • al fine di migliorare la verifica dei requisiti e delle capacità è stata rafforzata l’appendice per il controllo dei requisiti con l’aggiunta della presenza di evidenze oggettive (contratti, certificazioni, ecc.)
  • i contenuti minimi dell’offerta contrattuale per il servizio di miglioramento dell’efficienza energetica sono stati adeguati all’all. Xlll della dir. 2012/27/EU

Direttiva 2012/27/UE (parte 4 – piano d’azione nazionale)

Quarto appuntamento dedicato ad approfondire alcuni punti della nuova direttiva sull’efficienza energetica 2012/27/UE in vigore dal 04.12.2012 e da recepire entro il 05.06.2014. Oggi parliamo della Decisione 2013/242/UE relativa al modello da adottare per i piani d’azione nazionale (da presentare entro il 30.04.2014)  
 

Per raggiungere gli obiettivi previsti dal “pacchetto clima-energia 20/20/20” (2009/29/CE), la Dir. 2012/27/UE chiede agli stati membri di risparmiare energia mediante un piano d’azione per l’efficienza energetica da presentare ogni tre anni (nel 2014, nel 2017 e nel 2020) che stabilisca obiettivi nazionali indicativi di efficienza energetica.

Al fine di aiutare i paesi membri, la Commissione, con la Decisione 2013/242/UE, ha definito un modello da seguire per la redazione dei piani di azione, specificando le informazioni sulle misure adottate o pianificate per attuare gli elementi principali della direttiva sull’efficienza energetica.

Gli ambiti entro cui agire sono dettagliati nella Decisione:

• Edifici (articolo 4 e 5)

• Appalti pubblici (articolo 6)

• Utilities (articolo 7)

• Diagnosi energetiche (articolo 8)

• Contatori intelligenti (articolo 9)

• Contabilizzatori di calore (articolo 9)

• Informazioni sui consumi in fattura (articolo 10)

• Informazione e coinvolgimento dei consumatori (articolo 12)

• Promozione del mercato dei servizi energetici (articolo 18)

• Strumenti finanziari e fondo nazionale.

 

 

 

Direttiva 2012/27/UE (parte 3 – audit energetico)

Terzo appuntamento dedicato ad approfondire alcuni punti della nuova direttiva sull’efficienza energetica 2012/27/UE in vigore dal 04.12.2012 e da recepire entro il 05.06.2014
 

Uno degli aspetti più importanti della direttiva è l’obbligo di audit energetico, a partire dal 5 dicembre 2015, per le grandi imprese (non PMI) da ripetersi almeno ogni 4 anni.

Si tratta di un passaggio molto importante sostanzialmente per 2 motivi:

1- ha natura cogente in un contesto che, fino ad oggi, è stato di volontarietà e opportunità economica e ambientale (a parte gli obblighi, molto leggeri peraltro, della L. 10/91);

2- ricalca, nella sostanza, le indicazioni contenute nella norma ISO 50001 al par. 4.4.3 (energy review) e richiama l’obbligo, per gli Stati membri di individuare sistemi di qualificazione o certificazione per i fornitori di audit energetici, entro il 31 dicembre 2014. Questi fornitori devono essere effettuati da esperti qualificati in modo indipendente (questo aspetta richiama, per l’Italia, la norma UNI 11339)

Il p.24 delle premesse specifica infatti che “Gli audit energetici dovrebbero tener conto delle pertinenti norme europee o internazionali, quali EN ISO 50001 (sistemi di gestione dell’energia), o EN 16247-1 (audit energetici) o, se includono un audit energetico, EN ISO 14000 (sistemi di gestione ambientale) e pertanto essere in linea anche con le disposizioni dell’allegato VI“.

L’all. VI specifica i criteri minimi per gli audit energetici (art. 8), inclusi quelli svolti all’interno dei sistemi di gestione dell’energia (SGE):

a) sono basati su dati operativi relativi al consumo di energia aggiornati, misurati e tracciabili e (per l’energia elettrica) sui profili di carico;

– è un’indicazione più stringente rispetto a ISO 50001 che, al p. 4.4.3-a prevede l’analisi basata su misurazioni o altri dati (stime)

b) comprendono un esame dettagliato del profilo di consumo energetico di edifici o di gruppi di edifici, di attività o impianti industriali, ivi compreso il trasporto;

– Accredia, in RT32, specifica già molto bene la necessità di inserire nel campo di applicazione del SGE anche i trasporti

c) ove possibile, si basano sull’analisi del costo del ciclo di vita, invece che su semplici periodi di ammortamento, in modo da tener conto dei risparmi a lungo termine, dei valori residuali degli investimenti a lungo termine e dei tassi di sconto;

– ampiamente indicato anche in ISO 50001 al p.4.5.7

d) sono proporzionati e sufficientemente rappresentativi per consentire di tracciare un quadro fedele della prestazione energetica globale e di individuare in modo affidabile le opportunità di miglioramento più significative.

– anche qui i collegamenti sono con la ISO 50001 al 4.3-a, 4.4.1 e 4.4.3-c.

 

 

 

 

Direttiva 2012/27/UE (parte 2 – il quadro degli obiettivi)

Secondo appuntamento dedicato ad approfondire alcuni punti della nuova direttiva sull’efficienza energetica 2012/27/UE in vigore dal 04.12.2012 e da recepire entro il 05.06.2014
 

La direttiva si inserisce in un quadro europeo già strutturato per gli obiettivi di efficienza energetica, in particolare fissati dal “pacchetto 20-20-20” e da altre direttive:

  • la direttiva 2009/125/UE sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti connessi all’energia (recepita dal Dlgs 16 febbraio 2011, n. 15);
  • la direttiva 2010/30/UE sulla etichettatura del consumo energetico dei prodotti connessi all’energia (recepita con Dlgs 28 giugno 2012, n. 104);
  • la direttiva 2010/31/UE sull’efficienza energetica in edilizia (in attesa di recepimento);
  • la direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’energia da fonti rinnovabili (recepita dal Dlgs 3 marzo 2011, n. 28) che reca diverse norme in materia di efficienza, generazione distribuita e cogenerazione;
  • le direttive 2009/72/CE e 2009/73/CE sulla disciplina dei mercati dell’energia elettrica e del gas (recepite con Dlgs 1° giugno 2011, n. 93).

Entro il 30 aprile 2014, con successiva cadenza triennale, ogni Stato membro deve trasmettere alla Commissione il Piano d’azione nazionale per l’efficienza energetica che contiene le misure significative per il miglioramento dell’efficienza energetica, i risparmi attesi e quelli conseguiti.

Con decisione di esecuzione 22 maggio 2013, n. 2013/242/UE la Commissione europea ha approvato un modello per la redazione dei Piani d’azione nazionali, che funge da guida per gli Stati membri, indicando gli elementi obbligatori da inserire nei vari Piani nazionali.

Anche per le utility (società di distribuzione e/o di vendita di energia), a livello di direttiva, è stabilito l’obbligo, nel periodo 2014-2020, dell’obiettivo annuale di risparmio energetico equivalente almeno all’1,5% del totale dell’energia venduta ai consumatori finali, calcolato sulla base della media dei consumi dei 3 anni precedenti il 1° gennaio 2013. In Italia, questo obbligo è già vigente ed è previsto dal meccanismo dei titoli di efficienza energetica, meglio noti come certificati bianchi, dal 2004 e modificato significativamente con il DMSE 28.12.2012.

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